La demografia non è un’opinione

Le italiane sono destinate a vivere, secondo le previsioni elaborate dall’Istat, in media fino a 87 anni. E’ la speranza di vita più alta del mondo, il che significa che le condizioni sociali, sanitarie e ambientali del nostro paese non sono il disastro che si dice comunemente. Se invece si guarda questa buona notizia sotto il profilo previdenziale, cominciano i guai.
11 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 21:52
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Le italiane sono destinate a vivere, secondo le previsioni elaborate dall’Istat, in media fino a 87 anni. E’ la speranza di vita più alta del mondo, il che significa che le condizioni sociali, sanitarie e ambientali del nostro paese non sono il disastro che si dice comunemente. Se invece si guarda questa buona notizia sotto il profilo previdenziale, cominciano i guai. Le stesse donne italiane lavorano in una percentuale nettamente inferiore alla media europea, e per meno anni, però vanno in pensione prima, il che significa che sono destinate a percepire la pensione per un numero di anni, grosso modo, equivalente a quelli in cui hanno lavorato e versato contributi. Il risultato è che o le loro pensioni saranno miserrime o che dovranno essere integrate da colossali interventi pubblico, cioè dalle tasse e dai contributi di lavoratori e cittadini.
I dati demografici sono evidenti, il che significa che l’età di pensionamento femminile deve crescere, come sanno tutti, anche quelli che protestano contro questa prospettiva. Un’ammonizione europea spinge l’Italia ad anticipare (si fa per dire, visto che a regime si arriverebbe tra un decennio) questa misura per le dipendenti dello stato. La ragione che sconsiglia di affrontare riforme pensionistiche in tempo di crisi, cioè la propensione ad affrontare ristrutturazioni con i prepensionamenti, non vale per lo stato. E’ così che, più per caso e per pressioni esterne che per preveggenza dei governanti, si comincerà ad affrontare un problema che la demografia rende ineludibile.